Maria Luisa Swift (1846-1924) – Note su una cantante lirica, che nel 1876 baciò l’estinto Vincenzo Bellini… “con bacio da innamorata”

       

  di Carmelo Neri*

 

Nelle pubblicazioni che trattano del teatro melodrammatico s’incontrano spesso nomi di cantanti dimenticati, compresi alcuni non privi di merito, che ben presto abbandonarono promettenti carriere non assecondate dalla buona sorte; tra queste figure minori, a cui piace accordare attenzione e simpatia, possiamo includere il soprano Maria Luisa Swift, della quale si ignorano anche i dati biografici. Il suo nome è ricordato appena, e soltanto perché nel 1876 a Catania si rese responsabile di un fatto che si stenta a credere vero. Poco nota è anche la sua attività artistica nella seconda metà dell’Ottocento; frugando in rete, si apprende che era «di bella e aitante persona», che aveva voce «considerata fresca, melodiosa, estesa e dotata di una discreta agilità», che si distinse «in opere del pieno repertorio romantico e tardo-romantico», dimostrando «una buona padronanza dell’arte scenica e interpretativa», e ancora che «i critici del tempo le raccomandavano a volte di moderare l’impeto nei passaggi acuti, dove tendeva a spingere la voce con una forza ritenuta eccessiva per i canoni ottocenteschi del belcanto».

Le esibizioni della Swift a Catania

Aggregatasi a una compagnia lirica di secondaria importanza, venne in Sicilia e dapprima cantò a Caltagirone nel Don Pasquale di Donizetti. Cessato tale impegno, all’inizio del 1876 fu scritturata dal Teatro Comunale di Catania, e in questa città si trattenne circa otto mesi, esibendosi in quattro opere: Ruy Blas, Maria di Rohan, La forza del destino e Un ballo in maschera. Altre interessanti notizie sul suo conto si leggono nel secondo volume della pregevole «Enciclopedia dei teatri e degli spettacoli a Catania nell’Ottocento», Catania, Litostampa Idonea, 2001, di cui è autore Vincenzo Privitera, nato a Catania il 26 settembre 1926 e ivi morto il 30 novembre 2007.

Nelle opere suddette la Swift sostenne ruoli di protagonista femminile, e le sue interpretazioni furono sempre accolte con favore dal pubblico e dalla critica; lo comprovano i giudizi lusinghieri sulle singole recite rintracciate da Privitera in varie cronache ottocentesche. Una prima citazione che la riguarda apparve nel periodico etneo «Rabagas» in data 30 gennaio 1876, e chiarisce quanto segue:

          Viene confermata la notizia che l’impresa ha scritturato la Sig. Swift (soprano) Falciai (tenore) Piergentile (Baritono) attualmente al teatro Garibaldi di Caltagirone – Saranno sulla nostra piazza circa il 20 dell’entrante Febbraro e debutteranno col Ruy Blas (cfr. V. Privitera, vol. II, p. 180).

L’11 aprile 1876 «La Fama», un periodico milanese, riferì che dopo la rappresentazione della Maria Rohan di Donizetti, eseguita venerdì 31 marzo, fu replicato il Ruy Blas:

     Catania, 3 aprile – Dopo tre sere Maria di Rohan, in cui raccolsero meritati applausi la simpatica Maria Swift, il Piergentili, il Falciai, ieri sera (3) a richiesta generale si riprodusse il Ruy Blas (Ibid., p. 180).

Sull’ottimo successo di questo melodramma di Filippo Marchetti (1833-1902), dato al Comunale «nella seconda decade di marzo», «La Frusta Teatrale», che si pubblicava anch’essa a Milano, in data 5 aprile 1876 ha riportato da un foglio catanese («Platea») le seguenti righe:

          La signora Swift è una Regina modello del Ruy Blas sì pel contegno maestoso, col quale si presenta sulla scena che per espressione e bel timbro di voce. Non è che al secondo teatro ove la signora Swift si presenta, eppure se la si dovesse giudicare dal merito artistico, si direbbe che essa è una vecchia conoscenza delle scene.

          Canta con slancio, e l’America sua patria, che le fu larga di belle forme, fa imporre ai frequentatori di teatri continui applausi la claque per simile artista non ha ragione di esistere.  Essa fu applaudita nell’aria O madre mia, e nel terzetto finale del secondo atto, assieme alla signora Chiaramponi ed al De Dominicis. Nel duetto d’amore assieme al tenore Falciai, rapì l’uditorio in estasi, in modo da domandarsene la replica. Fu inoltre applaudita al finale del quarto atto. La signora Swift è un soprano ottimo in tutto e per tutto (Ibid., pp. 181-182).

Un’altra notiziola sulla Maria di Rohan si ricava dal settimanale napoletano «L’Omnibus», che in data 8 aprile 1876 ne comunicò l’esito felice con poche parole:

Catania – Maria di Rohan applauditissima: Swift, Piergentili, Falciai, festeggiatissimi evocati proscenio (Ibid., p. 182).

Il 28 giugno La forza del destino di Giuseppe Verdi fu rappresentata nel Teatro Comunale, e il giudizio del redattore Pereda nel «Rabagas» in data 8 luglio fu di nuovo favorevole:

  La Signora Maria Luisa Swift è sempre quella cara artista, di cui ne parlammo nella trascorsa stagione invernale e se nel Ruy Blas e nella Maria di Rohan ci lasciò care ricordanze, la vedremo oggi in un’opera di maggiore importanza sotto le spoglie di Eleonora, l’infelice figlia del Marchese di Calatrava.

Ella dotata sempre di una fresca voce, educata ad una scuola di affetti non poteva se non disimpegnare egregiamente la difficile parte affidatele e sì con gli abiti femminili che con quelli virili di monaco seppe, farsi applaudire da un pubblico intelligente e numeroso. Sin dal primo atto riscosse sentiti applausi nel duetto col tenore, e gli vennero ripetuti nel 2° atto nella preghiera, e nel duetto col basso, non che al 4° atto nell’aria Pace, pace mio Dio, che cantò bene davvero e nel terzetto finale (Ibid., p. 186).

Dopo La forza del destino ci fu una nuova ripresa del Ruy Blas nei giorni di venerdì 7 e sabato 8 luglio 1876 «per accondiscendere al desiderio di alcuni abbonati», e l’accoglienza fu «superiore ad ogni aspettativa». Anche in questo caso in data 18 luglio nel «Rabagas» fu elogiata l’esibizione della Swift, definita «un ottimo soprano»:

Della sig.a Swift ne parlammo a sufficienza nella trascorsa stagione e la giudicammo nella medesima opera. Dicemmo che la Swift era un soprano ottimo e dopo una tale conclusione crediamo inutile aggiungere altro. Nella parte di Maria strappò vivi e sinceri applausi venendo più volte chiamata all’onore del proscenio (Ibid., p. 187).

E infine, sabato 22 luglio, fu dato a Catania il Ballo in maschera, e il severo pubblico del Comunale, che pochi mesi prima aveva disapprovato con fischi, lancio di cuscini e di qualche sedia sul palcoscenico, una pessima esecuzione della Straniera di Bellini, ascoltò quest’opera di Verdi «con attenzione», e applaudì soddisfattissimo. Nel bisettimanale catanese Don Pancrazio, in data 30 luglio 1876 la Swift fu lodata con queste parole:

La prima donna signora Swift interpretò a puntino il carattere della sventurata Amelia e nella romanza del secondo atto è il punto in cui venne applaudita fragorosamente e generalmente; poscia nei duetti fece molto e cantò con arte e sentimento ammirevole (Ibid., p. 187).

 

Il bacio a Bellini e il “pietoso furto” della Swift

Tutto ciò premesso, è ancora opportuno rammentare che la Swift cantò nella «piazza degli studi» della città etnea nel corso delle “Feste belliniane”, e se ne ha conferma nel volume Omaggio a Bellini nel primo centenario della nascita, edito a Catania nel 1901. Nelle pagine 292-293 è scritto che giorno 24 settembre 1876 alle ore 20,00 si svolsero:

    – Accademie musicali nelle piazze principali e nei giardini pubblici Bellini e Pacini, e in piazza degli studi. Qui l’orchestra suona la fantasia del Mercadante; poi l’inno di guerra della Norma.

Si ripete l’Apoteosi del Pacini; poi la Cantica, per soprano, scritta dal maestro Pietro Platania ed eseguita inappuntabilmente dalla signora Maria L. Swift; quindi il pezzo finale: Il voto sciolto, musicato dal maestro P. A. Coppola, ed eseguito mirabilmente dalla predetta artista soprano.

Nella stessa pubblicazione a pagina 293 fu rievocato un altro importante avvenimento:

26 settembre 1876 – Alle ore 5 p. m. si apre il feretro. L’intiero [sic] corpo si trova fasciato da una tela verniciata. Alla parte sinistra della cassa è il cuore, rinchiuso in due mezze forme di piombo e ben saldate. Tagliate le bende si trova che i peli del sopracciglio sinistro sono esistenti, il naso completo, perfettamente conservato, però alquanto schiacciato. I capelli [in minima quantità – ndr] e i peli del petto si sono conservati [forse s’intendeva dire: sono stati raccolti e custoditi a parte – ndr]. Il colore della pelle è bruno-tannato, così del pari la testa, ma di colore traente al bruno-bituminoso, somigliante alle mummie.

 I tratti del viso ritirati, i denti completi e bianchi. Alcune parti del corpo si trovano in mediocre stato di conservazione, altre in uno stato di sfacelo. L’addome è distrutto.

 Florimo nel suo libro sulla Traslazione delle ceneri di Bellini tralasciò di scrivere che nel Duomo l’apertura del feretro fu in data 26 settembre, e quanto è scritto in precedenza può indurre a pensare che il fatto sia avvenuto giorno 23, quando il feretro fu trasportato nel Duomo.  Si può anche ben credere che di quanto accadde giorno 26 lo storiografo calabrese non sia stato testimone, e ne è prova che in caso contrario non avrebbe avuto necessità di raccontare l’episodio del “bacio a Bellini” della Swift e del suo “pietoso” furto, trascrivendolo dalla «Gazzetta del Circolo di Cittadini», di cui qualcuno gli mandò una copia a Napoli.

          Successe poi nel 1882, allorquando lo stesso argomento fu da Florimo riprodotto nel famoso volume Bellini – Memorie e Lettere, che Michele Scherillo, suo inesperto collaboratore durante la stesura  e la revisione di quel lavoro, trasformò, senza che ce ne fosse alcun bisogno, il “pietoso furto” in “prezioso furto” della Swift.

Nella medesima «Gazzetta» del 1° ottobre fu pubblicata una letterina, che accerta che lo storiografo di San Giorgio Morgeto il 28 settembre si trovava ancora a Catania, da dove partì o nello stesso giorno o nel seguente. Vi è annotato: «Florimo partendo diresse le seguente lettera ad un tal signore Fanoj, direttore di questo Gabinetto di Lettura».

Eccone il contenuto:

          Signore,

          Con immensa soddisfazione ho ricevuto le carte che la S.V. si è compiaciuto rimettermi.

          Avendo terminato le mie, mi permetto pregarla di esternare la mia sentita riconoscenza a tutti, che si graziosamente per di lei mezzo me le inviarono, e nel contempo ringraziarli degli attestati d’amicizia e delle simpatie dimostratemi, delle quali serberò grata memoria e riconoscenza.

          Gradisca, Signore, la mia rispettosa stima e mi creda

                                                                                  Dev. Obb. Servo     

Francesco Florimo

Catania 28 settembre 1876

L’episodio del “bacio a Bellini” e del pietoso furto di “due peli” nel Duomo di Catania pertanto accadde giorno 26, allorquando si decise di fare ispezionare dai dottori il cadavere di Bellini. In tale circostanza furono effettuate fotografie del corpo e del cranio del musicista. A pagina 293 del citato Omaggio a Bellini è incluso il ritratto della Swift, ma non si parla affatto del suo stupefacente gesto in Cattedrale.

Volendo richiamare alla memoria un evento che sembra sepolto nell’obblio, e che invece riaffiora dalle vestigia dell’età passata con una mirabile potenza suggestiva, riportiamo la trascrizione di Privitera, che a pagina 188 del suo ottimo lavoro ha citato come fonte proprio la «Gazzetta del Circolo di Cittadini», Catania, Anno IV, n. 169, 1° ottobre 1876:

La Signora Maria Luisa Swift si presenta alla porta della cappella del Duomo, dove la Commissione de’ dottori è occupata intorno al corpo di Bellini – Signora è vietato l’ingresso, dice un sergente delle guardie civiche – Dite al Sindaco [Francesco Tenerelli – n.d.A.], ch’io parto per l’America, né potrò più vedere le reliquie di Bellini – Lasciate il passo, grida il pubblico, il quale sia detto in parentesi, guardava sin dal mattino dietro la porta – La Signora Swift può entrare, rispose il Sindaco fattosi innanzi. La bella inglese [in verità “americana” – ndr] entra, guarda il cadavere con occhio languido e soffuso di lagrime, poi: Posso baciarlo? ella dice – Lo può – Si avanza e lo bacia con un bacio da innamorata lungo e sonante. Quel momento bastò alla Swift perché strappasse due peli dal petto al defunto; e ricca di sì pietoso furto dà l’addio a Catania.

 

 

 

 

 

*Carmelo Neri è nato a Giffone (RC) e risiede a Motta Sant’Anastasia (CT). Laureatosi nel 1968 in Lettere Moderne presso l’Università di Messina con una tesi sul musicista Nicola Antonio Manfroce, è autore di numerose pubblicazioni su varie riviste e nei programmi di sala del Teatro Massimo di Catania. Ha svolto lunghe e appassionate ricerche sull’anzidetto compositore di Palmi e, soprattutto, su Bellini, di cui si è occupato nei seguenti lavori: Lettere di Vincenzo Bellini (1819-1835), 1991; Bellini e Giuditta Turina. Storia documentata di un amore infelice, 1998; Guida illustrata del Museo Civico Belliniano, 1998; Bellini morì di veleno? I diabolici intrighi del Pacini e della contessa Samoyloff, 2000; Caro Bellini… Lettere edite e inedite a Vincenzo Bellini, 2001; Vincenzo Bellini. Nuovo epistolario 1819-1835 (con documenti inediti), 2005; Bellini e la figlia dello zar. Fatti e misfatti della contessa Giulia von Pahlen Samoyloff, 2010; Rittrato biografico di Vincenzo Bellini, 2016; Lettere di Vincenzo Bellini a Francesco Florimo (1828-1835), 2022; Vincenzo Bellini. Memorie storiche e lettere allo zio Ferlito (In appendice: Il testamento di Francesco Florimo), 2025.