“Non propagate tale mia lagnanza…” (Una lettera di Vincenzo Bellini all’editore Ricordi)

 

di  Carmelo Neri*

Una lettera di Vincenzo Bellini, datata 21 gennaio 1833 (e con timbro postale: Venezia 22 gennaio), dà un’ulteriore conferma del tormentato periodo che il grande operista visse durante la stesura della Beatrice di Tenda. Tale documento fu indirizzato a Giovanni Ricordi, il famoso stampatore di musica, che il maestro era solito tenere aggiornato sull’andamento del proprio lavoro.  Dopo aver parlato di un’indisposizione del tenore Alberico Curioni, che poi sarebbe stato il primo Orombello nella Beatrice,  lo incaricò di far recapitare all’anziana signora Marianna Gasperini, moglie del maestro Francesco Pollini, una cronaca di giornale (allegata alla stessa lettera);  ma gli premeva ancor più  far sapere all’interlocutore di essere preoccupato perché il poeta Felice Romani lo aveva privo delle sue rime per un’intera settimana, e ciò gli impediva di andare avanti nella composizione. Essendo abbastanza preoccupato, e desideroso di evitare maldicenze e pettegolezzi, raccomandò al destinatario di non divulgare quella sua “lagnanza”.

Incaricato ancora una volta di preparargli un melodramma, il noto librettista, che aveva carattere vanaglorioso e vendicativo, in quel tempo era molto indispettito con Bellini, colpevole di aver fatto pressioni affinché la direzione del teatro lo costringesse, con l’intervento dell’autorità, ad abbandonare Milano e a raggiungere al più presto Venezia. Arrivato in quest’ultima città, Romani si mostrò subito contrariato e deciso a mantenere vivo il fuoco della discordia; per conseguenza la sua collaborazione non fu serena e costruttiva come in passato, e il Catanese non riuscì più a fargli apportare nell’intreccio poetico tutte le modifiche necessarie per meglio attivare le sue straordinarie facoltà creatrici.  Presentendo l’eventualità di un fiasco, in questo foglio ha messo le mani avanti per alleggerire la propria responsabilità. Ciò emerge con evidenza dalla trascrizione che segue, ricavata dal fac-simile della lettera, proposta in vendita alcuni anni fa in rete da LIM antiqua, nota libreria antiquaria di Lucca.

Eccone il contenuto, con la grafia conforme al testo originale:

                                                                                                        Venezia  21: del 1833

               Mio caro Ricordi

                                 Ricevo la v[ost]ra del 13: cor[ren]te coll’adesione alla mia domanda di £. 1500: per cedere a voi la mettá della proprietà della stampa della Beatrice Tenda che scrivo pel teatro della Fenice.

               Aspetto la modula per render legale tale cessione, come voi mi domandate, per presentarla al Governo ec: ec: – Curioni seguita indisposto con una forte diarrea e non si sá dunque se giovedí potrà cantare l’Otello o pure sabato (se sta bene, come si crede) V’acchiudo un’articolo [sic] del giornale, che subito letto vi prego di mandare alla Pollini. – Novitá non ve ne sono onde seguito a scrivere lentamente per mancanza di poesia (sempre al solito!!!)  Dopo otto giorni questa mattina Romani mi ha dato un duetto non finito.  Non propagate tali mie lagnanze, per evitare pettegolezzi.  La mia pazienza é grande e la mia instancabilitá nello scrivere, spero che mi salverá da tante orribili disgrazie. –

           Gradite i miei cordiali saluti, fatene a Cerri ed agli amici che di me si rammentano e cred[ete]mi:

                                                                                     V[ost]ro  aff:o  A[mic]o

                                                                                                                 Bellini

 

Parlando di Curioni, un cantante giunto al termine di una lunga carriera, e Bellini mirava a far comprendere all’editore milanese il rischio di presentare un nuovo spartito al severo giudizio del pubblico lagunare con un cast inadeguato, eccettuata la bravissima Giuditta Pasta, nel ruolo della protagonista.  In modo più esplicito, gli ha ribadito lo stesso concetto in altra lettera, spedita il 27 gennaio 1833 (cfr. Carmelo Neri, Vincenzo Bellini – Nuovo epistolario 1819-1835 (con documenti inediti), Aci Sant’Antonio, 2005, p. 248): «la Beatrice vá innanzi: spero domani cominciare il finale del 1:° atto, se Romani me lo dará;  ma come potrà andare tale mia opera Iddio lo sá: che compagnia d’orrore!!  Frattanto Romani mi ha dato bella poesia: io metto il mio solito impegno a scrivere; se la musica intrinsecamente non sará cattiva, con altra compagnia potrá decidersi; frattanto io spero tutto nella Pasta: áncora sicura in qualunque naufragio.»

Il progetto era già in cantiere, l’opera era stata promessa al pubblico, e sotto l’urgenza del tempo era ormai impossibile cambiare il corso degli avvenimenti. Tutto nei mesi iniziali del 1833 sembrò complottare perché quella fatica avesse cattiva riuscita, e ben si comprende perché Bellini, non volendo allarmare Ricordi, che aveva accettato di acquistare la «mettá della proprietá della stampa dell’opera», cercasse di tranquillizzarlo.

Dispiaceri e altre piccole disavventure non gli impedirono di sperare in un buon successo per sottrarsi a «tante orribili disgrazie», e confidava che la Beatrice, se anche avesse avuto poca fortuna nella prima rappresentazione, avrebbe potuto trovare nelle recite successive, anche in altre città, una migliore accoglienza.

 

Facsimile della lettera che Bellini inviò all’editore Ricordi
il 21 gennaio 1833 (Collezione privata)

 

 

 

 

 

*Carmelo Neri è nato a Giffone (RC) e risiede a Motta Sant’Anastasia (CT). Laureatosi nel 1968 in Lettere Moderne presso l’Università di Messina con una tesi sul musicista Nicola Antonio Manfroce, è autore di numerose pubblicazioni su varie riviste e nei programmi di sala del Teatro Massimo di Catania. Ha svolto lunghe e appassionate ricerche sull’anzidetto compositore di Palmi e, soprattutto, su Bellini, di cui si è occupato nei seguenti lavori: Lettere di Vincenzo Bellini (1819-1835), 1991; Bellini e Giuditta Turina. Storia documentata di un amore infelice, 1998; Guida illustrata del Museo Civico Belliniano, 1998; Bellini morì di veleno? I diabolici intrighi del Pacini e della contessa Samoyloff, 2000; Caro Bellini… Lettere edite e inedite a Vincenzo Bellini, 2001; Vincenzo Bellini. Nuovo epistolario 1819-1835 (con documenti inediti), 2005; Bellini e la figlia dello zar. Fatti e misfatti della contessa Giulia von Pahlen Samoyloff, 2010; Rittrato biografico di Vincenzo Bellini, 2016; Lettere di Vincenzo Bellini a Francesco Florimo (1828-1835), 2022; Vincenzo Bellini. Memorie storiche e lettere allo zio Ferlito (In appendice: Il testamento di Francesco Florimo), 2025.